6 Novembre 2009
Aspettavo una buona notizia prima di scrivere di nuovo e mi rendo conto solo ora che ho dovuto aspettare parecchio. Il caso Stefano Cucchi, i commenti del centrosinistra sulla questione del crocifisso nelle scuole e altre recenti perle meid in Itali, mi avevano gettato nello sconforto. Ma per fortuna stasera ho avuto una buona notizia. Forse. Per qualche motivo la tv era accesa ed il servizio d’apertura del TG1 spiegava che l’OCSE ha diffuso i dati della situazione economica. Pare che l’Italia dia forti segnali di ripresa: il Superindice è cresciuto del 10,38%. E’ un buon segno. O no?

16 Ottobre 2009
Canale 5 “pedina” il giudice Mesiano
Questa sottospecie di servizio scandalistico, fondato sul nulla più assoluto, mi ha fatto tornare in mente perché non guardo mai la televisione. Quell’oca che commenta ripetendo “avanti e indietro” trasmette al telespettatore un solo ed univoco messaggio: “non so che cazzo dire perché non c’è un cazzo da dire”. Poi, un imbecille pseudogiornalista chiede un’opinione alla faccia da culo in studio con lui (un tempo avevano entrambi dei nomi, poi decisero di venderli in cambio di uno stipendio fisso e un lavoro in cui si usa molto la lingua). La cosa sorprendente è che il secondo riesce addirittura a rispondere, sfidando la filosofia parmenidea e dimostrando che in effetti anche il nulla può essere qualcosa (cosa, non è dato saperlo). Certo, è sconvolgente pensare che questo giudice riesce a far durare un processo addirittura 5 anni, soprattutto considerando quanto è veloce solitamente la Giustizia in Italia! Che dire, poi, di uno che spera che Berlusconi si dimetta? Sarebbe come augurarsi, che so, il bene per il proprio paese! Tuttavia la cosa più grave, dal mio punto di vista, è quel maledettissimo calzino turchese: insomma, è chiaro che quelli di Mattino Cinque non hanno mai visto come vado in giro vestito io.
Volgarità e cazzate a parte, desidero esprimere la mia più sincera e totale solidarietà al giudice Raimondo Mesiano per il vile attacco alla sua privacy da parte di Canale 5. Mi auguro che il giudice continui nel suo lavoro imperturbabile, ignorando questi trucchetti da quattro soldi per portarlo fuori strada, e cosciente che a nessuno interessa il colore dei suoi calzini ma solo che faccia il suo dovere. E fino ad ora l’ha fatto, continui così.
4 Ottobre 2009

Messina, Berlusconi garantisce: faremo un miracolo come all’Aquila
L’Aquila, Viareggio, Messina. L’onnipresenza di Silvio sui luoghi del delitto (dove tra l’altro la responsabilità è sempre sua o, comunque, dello Stato Italiano) potrebbe suggerire diversi paragoni. Da Superman a Gesù Cristo (vista anche la sua attitudine a compiere miracoli), per intenderci. Mi è invece tornata alla mente, complici la mia eretica passione per la storia e i ricordi di infanzia sulle puntate speciali di SuperQuark, una frase che annotò nel proprio diario un ufficiale francese presente il 18 giugno del 1815 sul campo di battaglia di Waterloo, poche ore prima della definitiva sconfitta di Napoleone: osservando l’effetto della propria artiglieria sulle linee nemiche, si accorse che Arthur Wellesley, l’allora Duca di Wellington e comandante delle truppe inglesi, correva in sella al suo cavallo da una parte all’altra del proprio schieramento, ovunque si concentrasse il fuoco francese, “come se potesse afferrare i proiettili e metterli in tasca”. Al tempo era considerata dimostrazione di grande onore, per un ufficiale, esporsi e non muovere un passo di fronte al fuoco nemico: una prova di coraggio spesso letale, anche stupida se vogliamo, ma che di certo serviva da esempio ai soldati e li aiutava ad affrontare la morte. Silvio di Wellington prova a fare lo stesso, senza rischiare la vita ovviamente (sì, ci abbiamo sperato in tanti in un mattone o una tegola traballanti mentre era in visita a L’Aquila, ma era alquanto improbabile), ma con un ritorno mediatico decisamente efficace. Ecco infatti che il TG1 (e tutti gli altri, a reti unificate) apre con le immagini del buon premier che a Messina rincuora il popolo e assicura che presto arriveranno le nuove case, come a L’Aquila (?). Così premuroso, devoto e vicino ai suoi concittadini, promette che farà il miracolo. E noi, tranquilli, ci mettiamo a sedere e aspettiamo. Perché Silvio di Wellington, il presidente sempre presente, farà il miracolo.
21 Settembre 2009

“Sfortunata la terra che ha bisogno di eroi”
-Bertolt Brecht
12 Settembre 2009

“Via la targa per Peppino Impastato”
Indignazione. Non ci sono altre parole per descrivere ciò che ho provato quando ho letto questa notizia. La mia intolleranza verso i leghisti è arrivata al culmine, ha anche abbondantemente sorpassato quella per le graminacee. Non capisco se una decisione come quella presa dalla testa di cazzo in questione sia dovuta ad una totale incoscienza o ad una spudoratezza disumana. Spero soltanto che sia andato lui in persona a rimuovere la targhetta e abbia avuto il coraggio di leggere quel Nome (con la N maiuscola) prima di toccarlo.
25 Agosto 2009

Stamattina, sfogliando la Repubblica, mi sono imbattuto in un trafiletto che riportava un’idea lanciata dal Ministro leghista per le Politiche Agricole, un certo Luca Zaia. Mi immagino una scenetta in cui questo essere, con un cappello di paglia in testa, getta in un campo le idee come per seminare, sperando che da qualche parte nasca qualcosa. Le idee dei leghisti sono sempre così, vengono “sparate” qua e là, finiscono anche in prima pagina nei telegiornali e poi si dissolvono nel nulla (vedi il Va’ pensiero al posto dell’inno di Mameli sparato da Bossi qualche giorno fa). Il succo della rivoluzionaria idea di questo sconosciuto Luca Zaia in cosa consiste? Semplice: secondo il Ministro bisognerebbe mandare in onda un’edizione del tg regionale in dialetto. Tralasciando il fatto che non si sa al posto di quale programma bisognerebbe mandare in onda questo ipotetico tg e che oramai in ogni città vivono italiani provenienti da tutte le 20 regioni che non sono in grado di capire il dialetto locale, ma il Ministro Zaia si rende conto che non esistono dialetti “regionali”? Lui, che come il suo partito tiene tanto alla salvaguardia delle comunità e delle tradizioni locali, è a conoscenza del fatto che nella sua Godega di Sant’Urbano (TV) non si parla lo stesso dialetto che si parla a Venezia? Eppure la regione è la stessa. Il fantomatico tg regionale pugliese dovrebbe essere in barese, leccese o tarantino? Sa che mentre uno che viene da fuori riconosce la parlata toscana in cinque parole, a un toscano ne bastano tre per capire se il suo interlocutore è fiorentino, pisano, pratese o grossetano? Ma io non ce l’ho con lui (mi fa solo pena), ce l’ho con noi: noi che ci prendiamo per il culo da soli facendoci dare lezioni di cultura e tradizioni locali da gente che per vantarsi delle proprie radici tuona “butta la polenta!” senza sapere che la polenta non va affatto buttata (farebbe i grumi!), gente che da settembre a luglio dice che la Padania è la terra più bella d’Italia e innalzerebbe un muro per non farci entrare i “terroni”, e poi ad agosto va in ferie in Calabria. Ma basta!
21 Luglio 2009

Non scrivo da sette giorni. Ho avuto da fare? No, ho seguito da vicino le varie vicende degli ultimi giorni. Sono venuto a conoscenza del fatto che il Papa si è rotto un polso e che Berlusconi paga puttane di lusso per portarsele nel “lettone di Putin”. In fondo, cosa c’è da commentare? Pensa già a tutto il TG1, che sul primo ci ha aperto l’edizione della sera, mentre sul secondo… non ha detto niente. Uno è caduto e l’altro ha fatto quello che in tanti fanno: tradisce la moglie. Disinteressiamoci del gossip, prendiamolo come un piacevole elemento superfluo della nostra esistenza. E’ piacevole ascoltare cosa capita alla gente, ed è ancora più piacevole sapere che, a differenza di certa gente, io non mi sono rotto il polso a forza di seghe e non mi sono ancora ridotto a pagare per trombare.
11 Luglio 2009

Thomas Robert Malthus fu un economista inglese che visse dal 1766 al 1834. Nel suo Saggio sul principio di popolazione (1798) spiegò, di fatto, come collassano le società. Lo fece con un esempio semplicissimo: una popolazione, se incontrollata, cresce “in progressione geometrica”, cioè si raddoppia continuamente, mentre la produzione di risorse, specialmente quelle alimentari, cresce “in progressione aritmetica”, cioè aumenta sempre di una certa quantità. In sostanza, mentre la popolazione e la produzione sono entrambe ad uno stato iniziale 1 e successivamente a 2, si ritroveranno invece contemporaneamente a 4 e 3, poi a 8 e 4 e così via, con un divario sempre maggiore.
Popolazione: 1 2 4 8
Produzione: 1 2 3 4
Sebbene all’aumento della popolazione fosse possibile porre rimedio con la messa a coltura di nuove terre, alla lunga la sproporzione tra le due crescite si risolveva sempre con quello che Malthus definì “freno repressivo”: una carestia, una guerra, un’epidemia. Una volta “pareggiati i conti”, la folle crescita sarebbe ripartita verso una nuova catastrofe. Oggi che il problema non riguarda più soltanto le risorse alimentari ma anche l’energia, il gas e l’acqua corrente, non abbiamo più terre da rendere coltivabili o nuovi giacimenti da cui estrarre. Abbiamo occupato tutto lo spazio che c’era da occupare e stiamo sfruttando lo sfruttabile. Un giorno, nemmeno troppo lontano, arriveremo all’ultimo barile e ci troveremo a fare i conti con il freno repressivo di Malthus. Stiamo vivendo una crisi economica senza precedenti, il capitalismo è vicino all’implosione e in uno scenario che qualcuno potrebbe definire pessimistico (ma io lo chiamerei realistico) assisteremo al razionamento dell’energia e alla lotta tra le potenze per l’ultimo barile di petrolio (chissà per farci cosa?), seguiti da una crisi ancora più grave con il conseguente sovvertimento delle gerarchie e delle strutture sociali. Malthus, proprio per evitare una catastrofe del genere, suggeriva di adottare “freni preventivi”: noi, per ora, stiamo soltanto cercando di frenare gli istinti sessuali di Berlusconi.